Cronache da ultima pagina | Prefazione

Io sono un lettore molto attento ma anche molto lento nella lettura... perché sono e resterò sempre un regista e uno sceneggiatore... e ho bisogno di visualizzare quello che leggo... devo sceneggiare e interpretare quello che l'autore mi propone... devo vivere per immagini le parole create dallo scrittore... devo immedesimarmi nei protagonisti!

Questi racconti, li ho vissuti da lettore e da protagonista !
Leggendo l'opera di Gianni Dell'Aiuto mi é risultato tutto facile, tutto visuale, evidente, chiaro, visibile! Mi piacerebbe realizzare cinematograficamente ogni racconto!
La storia di questo libro sembra già tutta nel suo titolo, invece i racconti che state per leggere, sono qualcosa di più di semplici cronache. E' la dimostrazione di come la realtà possa superare ogni fantasia. E' la prova di come ogni giorno si possa trovare nelle piccole cose la sceneggiatura di un grande racconto, in cui tutti sono protagonisti: involontari, inconsapevoli e comunque sempre non colpevoli.

E non è forse vero che tutti i grandi film nascono, almeno un poco, dall'osservazione della quotidianità che poi, in mano a un regista o a uno sceneggiatore, diventa una storia?
Qui accade il contrario. La storia è già scritta, completa, con un finale che come in un film possiamo immaginare o no. In ogni caso la nostra vicenda è sempre un piccolo spazio di una storia con un risvolto giudiziario in cui i protagonisti siamo tutti noi... nostro malgrado !

Oggi, in un mondo in cui tutti, come diceva Andy Warhol, hanno diritto al loro momento di notorietà, la rete mediatica e quella web riescono a darla. Ognuno può ritagliarsi un palcoscenico privato e diventare per un attimo primo attore.

Ai protagonisti di queste storie la notorietà è invece negata, nonostante la vogliano in tutti i modi, disperatamente, non tanto per loro stessi, quanto per la loro storia. Il piccolo grande dramma che vivono ed in cui sono lasciati da soli nelle mani della giustizia. Quella storia che vorrebbero vedere sulle prime pagine di tutti i quotidiani, nei programmi serali dove tuttologi e opinionisti (ma che belle categorie di nuovi lavoratori siamo riusciti ad inventare) si accapigliano tra loro discutendo del niente. I nostri protagonisti vogliono essere, almeno per una volta, al centro dell'attenzione ! La storia che vivono deve diventare la bandiera di tutti! Perché nessuno capisce il loro dramma? La Giustizia (quella con la G maiuscola!) deve fare il suo corso ! ... invece neppure l'onore di un trafiletto di cronaca.

La Cronaca (quella con la C maiuscola) è destinata ad altre storie, ad altri personaggi. Ed i nostri protagonisti si trovano soli, ad aspettare per ore, giorni, mesi, anni, che qualcuno, magari un giudice, gli presti attenzione. Da soli e in silenzio nelle aule di attesa degli avvocati. Da soli davanti all'aula di un tribunale. Da soli in una fila per avere un certificato o, infine, da soli in una cella. E nessuno parlerà mai di loro.

Nei film non esistono tempi morti. Leggendo tra le pieghe di questi racconti, si scopre che la giustizia è fatta di tempi morti...e non abbiamo il montaggio per operare dei tagli, per rapidizzare le lentezze! E sono queste lentezze ad uccidere le aspettative di chi alla Giustizia si rivolge, o vi viene travolto.
Il nostro autore non ci fa sapere se queste storie siano completamente vere (riscoperte? rifatte? riadattate? riarrangiate?), ma ciascuno di noi può trovare in una di queste una parte di se stesso; un frammento di passato; l'esperienza di un amico, di un vicino, di un conoscente. Ma difficilmente ci troveremo qualcosa che sia passata per le prime pagine di un giornale.

Ed i nostri protagonisti non avranno mai l'onore di vedere la loro vicenda in prima pagina!!!
Spereranno nell'ultima.

Enzo G. Castellari

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